Banchetti vuoti e poca gente.

Al mercato, formato da una ventina di banchetti abbastanza pieni di ogni merce dalle spille per capelli alle angurie e di prezzi diversi da un euro in poi, c’erano degli spazi vuoti. Mancavano sette o otto banchi, per li più gestiti da stranieri. Anche gli acquirenti scarseggiavano. Giornata grigia, tutti al mare? Dopo un giro veloce sono rientrata. Niente di particolare o interessante. Nessuno vendeva, tranne il contadino bio che stranamente aveva la fila. Spero non sia un anticipo del futuro. Savona, il ministro per i rapporti con l’Europa ha già suggerito che l’Italia potrebbe uscire dalla Unione Europea perché non ci vogliono. Tipo Grecia insomma. Mancano i soldi. E da questo periodo in avanti mancheranno anche gli stranieri che lavoravano e producevano parte delPil. Già in Riviera Adriatica gli albergatori accusano la carenza di personale e ufficializzano che gli stranieri vanno a lavorare in paesi dove la stagione è più lunga e sono pagati meglio. Non trovano personale preparato, ne che sia disponibile a lavorare di domenica. Gli immigrati sono diminuiti dell’ottanta per cento, quelli che lavorano qui vanno altrove, i nostri giovani pure e li capisco. Lavorare tipo a Londra facendo il cameriere è sempre meglio che fare il cameriere a Zadina, un nome a caso. Vuoi mettere la differenza! Ci andrei anche io!

Rabbia

In questo periodo ho sperimentato la rabbia, quella che ti nasce da dentro, che scardina la certezza che sei una tipa calma. Oltre a una serie di vicende personali che sicuramente hanno inciso sul mio umore, c’è la lettura della realtà sociale e politica che contribuisce a farmi lanciare i fulmini. E questo si è capito da subito. Temo, e mi dovrò rassegnare, che tutto quello per cui abbiamo lottato da giovani vada perso, cancellato. Forse perché ricordo ancora la ristrettezza mentale che caratterizzava la vita tanti anni fa. Io non sono per niente nostalgica, mi piace ricordare, ma ricordare non pensare di rivivere in un ambiente in cui le donne erano svalutate, i famosi “angeli del fuocolare. ( variante meno utilizzata di focolare). I caminetti ci sono solo per pochi, la maggioranza delle donne vive in case senza. Durante le lotte ho combattuto contro la discriminazione, tuo sei femmina quindi…, ho lottato per la mia indipendenza economica facendo anche lavori in nero sottopagati. Ricordo l’emozione del primo stipendio del contratto a tempo indeterminato. Allora si discuteva di come spendere quei soldi, una volta sola, che poi servivano a casa. Oggi sento che c’è tanto lavoro precario, saltuario, sempre più maschile. Le donne vanno di moda solo sui cartelloni della pubblicità. Allora forse è bene ricominciare a lottare, a leggere la realtà vera. Il cambiamento non c’è e purtroppo non ci sarà se non in senso negativo. Per questo sono arrabbiata, per tutte le speranze deluse. Ma non c’è nessuno di più pericoloso delle donne deluse, si sappia.

In sintesi

Giorni confusi, politicamente parlando. Un teatrino degno di miglior causa, governi che si fanno o non si fanno dipende dall’umore, leader politici che chiedono l’incriminazione del Capo dello Stato, ma anche no,  ( per capire rimando alle pagine di politica). Sullo sfondo l’uscita dall’euro e le prossime amministrative del 10 giugno in 700 comuni italiani. Fra il Movimento Cinque Stelle e la Lega non so chi sia peggio. Mi dispiace per chi era convinto che votandoli sarebbe cambiato qualche cosa. Non so chi sia peggio, se Salvini con la sua strategia di accaparrarsi più voti possibili alle prossime amministrative con questo gioco sporco o Di Maio, leader Cinque Stelle che si lascia infinocchiare in modo così pacchiano. E torna dal Capo dello Stato con le scuse e la richiesta di tornare a parlare del loro governo.

In sintesi Salvini gioca a poker, Di Maio al gioco dell’oca!

In effetti i voti dei cittadini non significano nulla. Sullo sfondo inoltre i mercati e la Borsa chi risentono del caos che si è creato. E il mese sta terminando e ci saranno mutui e rate da pagare, certamente più cari.

 

 

FICO o mercato ortofrutticolo

La strada è deserta, nessuno sulle otto, dieci corsie che portano al FICO, il mercato delle eccellenze alimentari italiane. Mai percorso quel tratto di strada, mai addentrata fino alle costruzioni che non si vedono dalla rotonda. Percorro l’asfalto sotto il sole a piombo. Fa caldo. Dietro di me una berlina nera che associo a qualche uomo d’affari, lenta, tranquilla. Dopo la curva c’è l’entrata che è uguale ma molto più grande di quelle dell’autostrada. Le sbarre sono abbassate e noto solo un semaforo verde. Di colpo non ho più il desiderio di esplorare il mercato. Mi sento fuori posto, sola con l’auto nera che occupa il lunotto posteriore. Rallento prima di chiudermi dentro il casello e con manovra inaspettata cambio il senso di marcia, sollevata. L’auto nera mi segue. Forse pensa che sia chiuso o forse lo sa. Con me non ha niente a che fare comunque. Mentre percorro la strada di ritorno noto sulla mia destra un baracchino arancione con le serrande abbassate. Panineria sotto il sole ma anche bibite e acqua. Chissà se, dopo la visita a FICO , esposizione di gastronomie italiane Dop, Igc eccc eccc i visitatori si fermano a mangiare un classico delle gite fuori porta: il panino con la mortadella, senza pistacchi però.

Perché in fondo sempre rustici siamo! Il FICO lo visiterò un’altra volta, e mi perdo nel Meraville.

Restyling

Mi piace l’arancione, quest’anno è il mio colore. Anche qui, fra queste parole varie e immagini del quotidiano. Io amo molto i colori forti , il rosso, il giallo, l’arancione, il blu elettrico e i fiori. Un flash forse non adatto a una persona datata come me, ma non resisto. Non ho mai avuto preferenze particolari per dive, mode e fashion. Mi sono sempre fatta guidare per mano da una parrucchiera ormai storica e in pensione, abiti dei negozi e accessori disponibili. E non amo le firme. Mai amate, troppo restrittive, costrittive nelle forme.  Ora invece seguo una fashion moda Iris Apfel, di 93 anni che ha dei gioielli favolosi e un’aria stupenda. E’ finita l’epoca dei ricciolini azzurrati tipo permanente e dei tailleur dai colori smorti. Ma capelli candidi, tagli decisi, colori allegri e disinvolti.  E abiti particolari, da ricordare. I fiori, tessuti fiorati, tipo tappezzeria, invece non sono adatti, pare. A me non importa nulla. Perché ho un gusto mio personale da seguire e Pinterest da spiare in cerca di idee e proposte. L’arancione non appare in nessuna di queste opzioni; colore troppo forte, troppo spinto. In effetti si lascia vedere.

Arancione anche qui sull’immagine del blog, e la fotografia “rubata” a uno sconosciuto, grazie sconosciuto, di una pianta grassa che è splendida. Non ne ho mai trovato un esemplare da coltivare. Pazienza.

Sara al tramonto?

Ho letto “Sara al tramonto” di Maurizio de Giovanni,  e come disse la mia proff di italiano delle medie bisogna sempre spiegare perché non ti è panciuto o ti è piaciuto. L’ho letto curiosa, dopo aver letto I Bastardi di Pizzofalcone e altre opere. Mi sono spesso immedesimata nelle atmosfere napoletane descritte da de Giovanni e nelle descrizioni di tramonti da mozzare il fiato. I personaggi pieni, sostanziosi ma non ripetitivi. Sara è una tipa che non appare, una donna in grigio che non si nota e ha fatto un lavoro particolare, una specie di spia. Ma nel racconto non trova quella pienezza che ci si aspetta da de Giovanni.  La trama non è particolarmente complessa. La scrittura è moderna veloce scorrevole. Da spiaggia insomma. Non so se ne farà una serie.

 

Una volta

Una volta sono andata al cinema, in una bella sala di Bologna ormai chiusa da tempo. Ci sono arrivata dopo diverse peripezie, infatti io non amo girare con l’auto dentro le mura, troppe strade strette, parcheggi introvabili. Il desiderio di vedere un film di ambientazione storica, di cui avevo sentito lodi, mi ha convinta ad uscire nel traffico.

La sala era piena, tantissimi giovani, si sa che Bologna è una città di studenti universitari, molte coppie, adolescenti brufolosi e pacchi di pop corn in mano oltre all’immancabile coca cola.

Il film credo trattasse il difficile rapporto fra Lancillotto e Ginevra  in chiave diversa, moderna, Mentre cambiavano le scene dal pubblico si sono sentite battute, che hanno spezzato la storia e infastidito i più. Ma la qualità del film e certe discutibili scelte imposte agli attori ben presto hanno trasformati quello spettacolo in una storia ridicola, assurda e incomprensibile.

Al termine del primo tempo, annoiati e arrabbiati dallo spettacolo meschino, avremmo potuto tornarcene a casa, delusi e amareggia dei soldi spesi. Invece, dopo esserci guardati bene in viso e aver percepito nell’aria un  pizzico di ironia imprevista ci siamo rimessi al nostro posto,  tutti ansiosi di vedere e sentire lo spettacolo.

E’ stato uno dei film più divertenti della mia vita che nemmeno Gazebo o Propaganda live ne avrebbero offuscato lo spirito goliardico. Per una di quelle magie che incomprensibilmente si creano fra sconosciuti, iniziarono a volare nell’aria battute, rimandi, commenti da sbellicarsi dalle risate. La scena finale la ricordo ancora, questo personaggio medioevale era aggrappato a una tenda e cercava di salvare la donzella. Si è concluso con un applauso fragoroso, fischi e commenti a piene mani! Purtroppo non ricordo le parole, le battute, perché a volte ciò che accade è irriproducibile. All’uscita si è riso, e  scambiato sguardi ridenti con perfetti sconosciuti, diventati per il tempo di un film compagni divertenti.Il film è stato tolto dalla programmazione il giorno dopo, ma il ricordo di quella bella serata è rimasto..

Che c’entra questo ricordo? E’ che mi sembra di essere spettatrice di un film, in cui i protagonisti si distinguono per ridicolaggine e faciloneria, recitando scene dirette da altri, di cui non sono convinti fino in fondo. Pessimi attori e pessima trama. Parlo di quelli che fino ad oggi ci hanno tormentato con “governo sì, governo no” dal 4 marzo. Se vi sembra poco.