La provincia. 1

Nel film “parenti serpenti” una madre dice alla figlia di smettere di mangiare che ha già un culo che fa Provincia. Come se solo in provincia ci fossero le persone grasse e trascurate. Invece le ragazze qui sono molto attente alle diete, al trucco, ai vestiti per non sentirsi in imbarazzo nei confronti delle altre e pure i compagni ci tengon all’aspetto. La provincia inizia con campi coltivati ai lati di una strada non troppo ampia. La strada, che porta al mare ha alcune curve e incroci trafficatissimi che nel tempo sono state riempite di rotonde. Sembrano padelle della sagra di SanGiovanni. Enormi e impossibili da tenere sotto controllo. Le case, una volta solo trattorie di ristoro per villeggianti sulle carrozze o mercanti, le trovi ai due lati della strada in una serie ininterrotta. Lo hanno chiamato il paese lungo. Trovi la chiesa “vecchia” all’inizio, la casa comunale a meta’, la farmacia qua e là dal ponte, negozi e bar verso la fine. Se hai bisogno di qualsiasi cosa, tipo pregare o farti un certificato o comperare il pane preparati che c’è da camminare. Naturalmente attorno , specialmente dalla parte della campagna sono state costruite altre case, insediate altre attività’ . Ma le principali sono lungo la strada che unisce due caselli ferroviari. Il treno a una sola rotaia circonda il centro abitato in un abbraccio costante ritmico, tanto da dare l’ora agli abitanti delle case che ci si affacciano. L’ultimo passa alle 22, 45 , solo ritorno alla stazione centrale della città ma non si ferma. Un paese isolato di notte, se ti vuoi muovere hai bisogno dell’auto alla faccia della mobilità sostenibile.

Ma alla fine abbiamo tutto : bar di diverso tipi, per signore, per sportivi, per gli “umarels”, fornaio bravissimo, pizzerie a iosa dal vero napoletano a quello che ti porta la pizza a casa, pasticceria buona e pure cioccolateria. Per mangiare non c’è problema di giorno, di sera poco. E sulla strada principale si affacciano attività gestite da stranieri: due bar, una sartoria, un negozio di frutta e verdura, più fuori due enormi magazzini, una pizzeria, una parrucchiera, una estetista. Ma se giri non vedi alcun straniero. Sono tutti occupati. Quindi non ci sono problemi di convivenza, anche perché la gente che viene da fuori e’ tanta.

Pillon e la dignità.

Pillon e’ un senatore eletto fra le file della Lega, fa il mediatore matrimoniale: entra nel vissuto delle coppie in crisi e gli dice come devono comportarsi. Essendo anche un cattolico integralista ama molto la famiglia uomo donna tanti figli, e lei a casa a fare l’angelo del focolare .

Ha presentato un progetto di legge per rivedere l’attuale affido condiviso con tutta una serie di proposte assurde, sempre per fare stare meglio i bambini dice lui  egli altri che lo hanno firmato, tipo un mese dalla mamma , un mese dal papà, per un alternarsi e alienarsi aggiungo io maggiore. Ha concesso una intervista in cui ha letteralmente dichiarato che è contro l’aborto e che se dipendesse da lui costringerebbe le donne a partorire per forza. Mi vengono alcune riflessioni: tale odio contro le donne lo troviamo solo nelle sette più retrive e oscurantiste. Mi viene in mente l’ISIS per dire. Che non è una setta ma le donne le tratta da schiave, anzi le ha pure. Mai fino ad oggi avevo avvertito tanta derisione delle donne, nascosto dietro un non ben identificato bisogno democratico e di incremento demografico. Gli italiani hanno pochi figli quindi devono farne di più. e dunque le donne devono partorire dozzine di bambini. Secondo Pillon. In pratica un nuovo manuale fascista sulla pelle delle donne.

Gli uomini non trovano lavoro perché non c’è. Il governo non vuole creare nuovi posti di lavoro, ma ha come obiettivo quello di  sottomettere tutta la popolazione in nome di un non ben chiaro sovranismo . Naturalmente gli immigrati sono banditi, rifiutati.  Ma l’obiettivo dei politici dovrebbe essere quello di incrementare lo sviluppo economico, non far tornare le donne accanto al focolare, essere sottomessa all’uomo. Una visione del futuro da far paura.

La dignità cosa c’entra? Niente, perché in questi omuncoli non c’è’ dignita’ , solo odio.

Banchetti vuoti e poca gente.

Al mercato, formato da una ventina di banchetti abbastanza pieni di ogni merce dalle spille per capelli alle angurie e di prezzi diversi da un euro in poi, c’erano degli spazi vuoti. Mancavano sette o otto banchi, per li più gestiti da stranieri. Anche gli acquirenti scarseggiavano. Giornata grigia, tutti al mare? Dopo un giro veloce sono rientrata. Niente di particolare o interessante. Nessuno vendeva, tranne il contadino bio che stranamente aveva la fila. Spero non sia un anticipo del futuro. Savona, il ministro per i rapporti con l’Europa ha già suggerito che l’Italia potrebbe uscire dalla Unione Europea perché non ci vogliono. Tipo Grecia insomma. Mancano i soldi. E da questo periodo in avanti mancheranno anche gli stranieri che lavoravano e producevano parte delPil. Già in Riviera Adriatica gli albergatori accusano la carenza di personale e ufficializzano che gli stranieri vanno a lavorare in paesi dove la stagione è più lunga e sono pagati meglio. Non trovano personale preparato, ne che sia disponibile a lavorare di domenica. Gli immigrati sono diminuiti dell’ottanta per cento, quelli che lavorano qui vanno altrove, i nostri giovani pure e li capisco. Lavorare tipo a Londra facendo il cameriere è sempre meglio che fare il cameriere a Zadina, un nome a caso. Vuoi mettere la differenza! Ci andrei anche io!

Rabbia

In questo periodo ho sperimentato la rabbia, quella che ti nasce da dentro, che scardina la certezza che sei una tipa calma. Oltre a una serie di vicende personali che sicuramente hanno inciso sul mio umore, c’è la lettura della realtà sociale e politica che contribuisce a farmi lanciare i fulmini. E questo si è capito da subito. Temo, e mi dovrò rassegnare, che tutto quello per cui abbiamo lottato da giovani vada perso, cancellato. Forse perché ricordo ancora la ristrettezza mentale che caratterizzava la vita tanti anni fa. Io non sono per niente nostalgica, mi piace ricordare, ma ricordare non pensare di rivivere in un ambiente in cui le donne erano svalutate, i famosi “angeli del fuocolare. ( variante meno utilizzata di focolare). I caminetti ci sono solo per pochi, la maggioranza delle donne vive in case senza. Durante le lotte ho combattuto contro la discriminazione, tuo sei femmina quindi…, ho lottato per la mia indipendenza economica facendo anche lavori in nero sottopagati. Ricordo l’emozione del primo stipendio del contratto a tempo indeterminato. Allora si discuteva di come spendere quei soldi, una volta sola, che poi servivano a casa. Oggi sento che c’è tanto lavoro precario, saltuario, sempre più maschile. Le donne vanno di moda solo sui cartelloni della pubblicità. Allora forse è bene ricominciare a lottare, a leggere la realtà vera. Il cambiamento non c’è e purtroppo non ci sarà se non in senso negativo. Per questo sono arrabbiata, per tutte le speranze deluse. Ma non c’è nessuno di più pericoloso delle donne deluse, si sappia.

In sintesi

Giorni confusi, politicamente parlando. Un teatrino degno di miglior causa, governi che si fanno o non si fanno dipende dall’umore, leader politici che chiedono l’incriminazione del Capo dello Stato, ma anche no,  ( per capire rimando alle pagine di politica). Sullo sfondo l’uscita dall’euro e le prossime amministrative del 10 giugno in 700 comuni italiani. Fra il Movimento Cinque Stelle e la Lega non so chi sia peggio. Mi dispiace per chi era convinto che votandoli sarebbe cambiato qualche cosa. Non so chi sia peggio, se Salvini con la sua strategia di accaparrarsi più voti possibili alle prossime amministrative con questo gioco sporco o Di Maio, leader Cinque Stelle che si lascia infinocchiare in modo così pacchiano. E torna dal Capo dello Stato con le scuse e la richiesta di tornare a parlare del loro governo.

In sintesi Salvini gioca a poker, Di Maio al gioco dell’oca!

In effetti i voti dei cittadini non significano nulla. Sullo sfondo inoltre i mercati e la Borsa chi risentono del caos che si è creato. E il mese sta terminando e ci saranno mutui e rate da pagare, certamente più cari.

 

 

FICO o mercato ortofrutticolo

La strada è deserta, nessuno sulle otto, dieci corsie che portano al FICO, il mercato delle eccellenze alimentari italiane. Mai percorso quel tratto di strada, mai addentrata fino alle costruzioni che non si vedono dalla rotonda. Percorro l’asfalto sotto il sole a piombo. Fa caldo. Dietro di me una berlina nera che associo a qualche uomo d’affari, lenta, tranquilla. Dopo la curva c’è l’entrata che è uguale ma molto più grande di quelle dell’autostrada. Le sbarre sono abbassate e noto solo un semaforo verde. Di colpo non ho più il desiderio di esplorare il mercato. Mi sento fuori posto, sola con l’auto nera che occupa il lunotto posteriore. Rallento prima di chiudermi dentro il casello e con manovra inaspettata cambio il senso di marcia, sollevata. L’auto nera mi segue. Forse pensa che sia chiuso o forse lo sa. Con me non ha niente a che fare comunque. Mentre percorro la strada di ritorno noto sulla mia destra un baracchino arancione con le serrande abbassate. Panineria sotto il sole ma anche bibite e acqua. Chissà se, dopo la visita a FICO , esposizione di gastronomie italiane Dop, Igc eccc eccc i visitatori si fermano a mangiare un classico delle gite fuori porta: il panino con la mortadella, senza pistacchi però.

Perché in fondo sempre rustici siamo! Il FICO lo visiterò un’altra volta, e mi perdo nel Meraville.

Restyling

Mi piace l’arancione, quest’anno è il mio colore. Anche qui, fra queste parole varie e immagini del quotidiano. Io amo molto i colori forti , il rosso, il giallo, l’arancione, il blu elettrico e i fiori. Un flash forse non adatto a una persona datata come me, ma non resisto. Non ho mai avuto preferenze particolari per dive, mode e fashion. Mi sono sempre fatta guidare per mano da una parrucchiera ormai storica e in pensione, abiti dei negozi e accessori disponibili. E non amo le firme. Mai amate, troppo restrittive, costrittive nelle forme.  Ora invece seguo una fashion moda Iris Apfel, di 93 anni che ha dei gioielli favolosi e un’aria stupenda. E’ finita l’epoca dei ricciolini azzurrati tipo permanente e dei tailleur dai colori smorti. Ma capelli candidi, tagli decisi, colori allegri e disinvolti.  E abiti particolari, da ricordare. I fiori, tessuti fiorati, tipo tappezzeria, invece non sono adatti, pare. A me non importa nulla. Perché ho un gusto mio personale da seguire e Pinterest da spiare in cerca di idee e proposte. L’arancione non appare in nessuna di queste opzioni; colore troppo forte, troppo spinto. In effetti si lascia vedere.

Arancione anche qui sull’immagine del blog, e la fotografia “rubata” a uno sconosciuto, grazie sconosciuto, di una pianta grassa che è splendida. Non ne ho mai trovato un esemplare da coltivare. Pazienza.