Ma le armi si comprano al supermercato?

E notizia di ieri che hanno arrestato quattro italiani venditori di armi in Libia. Probabilmente freelance, visto che li hanno arrestati, <altrimenti non ne parlavano nemmeno. Oppure come nel caso di Ilaria Alpi i media l’avrebbero tenuta lunga  e riempito le pagine di false piste. Ciò che mi chiedo è ma dove si compra un elicottero da guerra, venduto come autoambulanza? Si sa che c’è una fiera delle armi annuale, ma non credo che chiunque possa tornare a csa con un kalashnikov. Poi cercando come si scrive è venuta fuori la scritta Kalashnicov prezzi. Sì forse si comptra al supermercato. Ma noi non siamo in USA !

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Philip Roth, una scoperta

Sto leggendo tutta l’opera di Philip Roth. E’ stato un incontro non casuale, sollecitato da un consiglio. Ero al mare, e ho iniziato scoprendo subito che la scrittura di questo autore non è da vacanza, anzi.

Lo trovo denso di significato, poche parole fuori posto,anzi nessuna. E ha lo stile di scrittura in cui mi riconosco maggiormente. Molto spesso in prima persona con lunghe elaborazioni e racconti della quotidianità. Un mito. l’unico nei che sto leggendo romanzi che raccontano principalmente la decadenza, sia fisica che cognitiva di uomini. E alla lunga diventa un poco pesante. D’altra parte alterno romanzi gialli, dopo essermi letta tanti  gialli svedesi , norvegesi e di tutto il mondo, sono approdata a Donato Carrisi, e mi rilasso. Poi riprendo in mano Roth e mi sembra di essere in un altro mondo.

Libri letti di Roth

Il fantasma esce di scena

L’animale morente

Pastorale americana

La macchia umana

Quando lei era buona

Di Donato Carrisi

Il cacciatore del buio

La ragazza nella nebbia

Il tribunale delle anime.

 

Giallo della Mongolia:

Jan Manook :

Yeruldelgger Morte nella steppa

Un viaggio incredibile dentro la cultura mongola prima e dopo l’occupazione russa.

 

 

 

E il romanzo non piace?

Una persona che conosco, amica? non so, aveva accettato di leggere un mio romanzo e fare un poco di editing, visto che lei si vanta sempre di saperlo fare. La storia di questo romanzo è, direi, travagliata. Scritto degli anni 2000, dato ad una agenzia per fare l’editing , pasticciato il tutto e quindi ritirato, rimesso nel cassetto, nuovamente proposto a due persone  che non hanno finito di leggerlo. Quindi ne deduco che è bruttissimo. Forse noiosissimo, forse inaccettabile. Sono solo io che amo le storie dei senza storia? Mah!

La mia amica mi da appuntamento per bel quattro volte. Io ogni volta mi preparo piena di entusiasmo, anche con l’idea che non piaccia, sia orribile. Ma sono adulta e in grado di affrontare le sfide della vita, che se fossero solo queste, sarei a posto. Ogni volta si rimanda quasi all’ultimo. La prima volta per causa mia, lo ammetto, le altre per problemi vari suoi. Quindi le ho chiesto al telefono, mezz’ora prima di partire da casa, se è così orribile, come intuisco. Ma no, mi piace ma si vede che è ancora grezzo, che non è un romanzo, queste sono le bozze. E che allora l’agenzia che ha fatto? Non risponde e io che non amo gli scontri le dico di stare tranquilla che lo riprendo in mano, poi vedrò.

Il problema di fondo è che io a questa storia o meglio alla motivazione delle storia ci credo, sono convinta che possa piacere, ma un romanzo storico deve avere delle caratteristiche particolari e non sempre piace  a tutti.

Proverò di nuovo  a metterci le mani, forse a riscrivere alcuni capitoli, a rivedere le correzioni della agenzia e umilmente ripartirò. Ma lo voglio vedere finito prima o poi!

Ho anche deciso che non chiederò mai più a qualcuno di leggere qualcosa di mio, primo perché i tempi sono infiniti, secondo se non piace non riescono  a dirlo!

Dicono che se proprio non si riesce a pubblicare è bene farlo sul blog. Mah! Non sono sicura che sia una buona strada.

 

 

 

IL blog è morto, viva il blog

Anche la tecnologia ha il suo reparto archeologico, vecchi pc cui guardiamo con tenerezza perché vi abbiamo trascorso le prime ore, storditi da questa cosa che non è c’è ordine in quello che cerchi e se non ti punti le pagine sei perso. Oppure un gioco nostalgico con conigli che devono attraversare una scala mobile per poter arrivare alle carote dall’altra parte. non le mangerà mai, nonostante i tornei e le dispute tra amici ormai adulti entusiasti come i bambini. Il Pc era un Lemon, chissà che fine ha fatto.

Poi la comunicazione, i social si dice adesso. La chat che non prendeva mai, le email tra sconosciuti, messenger eccc. Poi il blog dove si può scrivere di tutto. A differenza di Facebook che è abbastanza anonimo qui sei responsabile di quello che scrivi e riconducibile a una persona fisica, sotto la responsabilità di una piattaforma. Insomma parlano di libertà di espressione!

Un blog lo scrivo da sempre, sono riuscita anche a salvare le pagine di alcuni eliminati con la piattaforma intera, tipo Leonardo. Ma dopo l’arrivo di Facebook e simili ho lasciato un poco perdere. Ma è arrivato Matteo Renzi, ha aperto il suo blog e a tutti noi ha dato una speranza. Essere letti!

Ebbene ho pensato che posso dare nuova vita a questo blog alternando pensieri miei sulla politica e pubblicando le mie cose scritte, possibilmente già pubblicate. Perché sui social diciamo sta diventando un macello, sembra di essere su un autobus nell’ora di punta dove tutti parlano, si esprimono liberamente e non si capisce nulla.

Bene, grazie per l’attenzione. Per coloro che mi stanno già seguendo comunico che la Pet è risultata negativa e questo mi lascia altri sei mesi di leggerezza. Poi vediamo.

 

 

 

 

Se 65 vi sembran pochi

Ogni compleanno a partire da questa data in poi sarà sempre più sofferto.

Sessantacinque è un numero lungo che si perde nella storia della  mia vita. e che non aggiunge nulla di nuovo  a quello che coosco già di me.

Dopodomani esame Per sant’isola. Torno al mio ospedale. Di buono c’è che ne vedo solo uno ed è il mio unico referente, di brutto che poi i controlli li torni  fare dove sei stata prima. E dopo? Un enigma. Meglio dormirci sopra.

Valigie e altre amenità.

Odio fare le valigie, i cartoni, gli scatoloni, perché trovo sempre il modo di avere un volume di abiti maggiore della capacità della valigia. E quindi devo togliere o assemblare diversamente tutto quello che ho deciso di portarmi dietro. Che non è solo l’abbigliamento, ma pure i libri, i quaderni su cui scrivere, qualche attrezzo elettronico con relativo caricabatterie. I caricabatterie sono tutti diversi e quindi ho sempre un bel sacchetto di cavi, cavetti e altre amenità che rischiano di perdersi Nella valigia.

I libri sono un discorso a parte. Elettronici o di carta? La sabbia fa la differenza e pure la luminosità delle giornate. Quindi tutti e due, più il quaderno per prendere appunti e i colori a matita per tre dei disegni se mi viene voglia. E le parole crociate? e la gomma con il temperino, e le biro..

Discorso a parte per le scarpe. tre,cinque, otto? Due ciabatte e sandali? E se piove? E se si va a scarpinare? O se si va a ballare? O a una cena un po più elegante?

Decisamente vorrei che ci fosse qualcuno che decidesse per per, senza sentirmi dire continuamente :l’indispensabile, che dopo mi viene la voglia di fare due valigie, non una.

Libri, libri, libri

Leggo di tutto. Una montagna di libri e una montagna di storie incredibili, linguaggi particolari, esplorazione di mondi che non conoscerò mai.

Ultimamente sto viaggiando per l’Artico, dopo l’Islanda. Alaska, Lapponia, Norvegia. Ogni nazione raccontata con lo sguardo dei suoi abitanti. E non ti aspetti che nel Circolo Artico ci sia tanta vita, avventure e persona con vite sempre al buio e al gelo.

Ho apprezzato moltissimo La figlia della neve, un giallo ambientato in Alaska, tra il gelo perenne e gli orsi bianchi, ma anche Inferno e Paradiso, ambientato in Islanda fra mari cupi e natura crudele e selvaggia. Splendidi.