Duke

Duke varcò la porta di casa e si incamminò. All’incrocio svoltò a destra per abitudine. Lo guidavano gli odori, come il rosmarino della donna con i capelli bianchi, vicina di casa o l’intenso profumo dei fiori gialli, capocchie di spillo appuntati su rami nudi, dietro l’angolo. Da sempre faceva il percorso fino al parco accanto al padrone, l’uomo grande dalla voce brusca e le mani più forti che avesse conosciuto.

Trotterellava veloce con la lingua fuori, il naso umido e nero fremente di individuare nuovi afrori.

Fermò la sua corsa di colpo davanti al palo della luce. Risentì il proprio odore, sollevò la zampa e lasciò il segno del suo dominio.

 

Duke continuò la sua passeggiata annusando i sassi e l’erba, poi iniziò a correre, ormai era vicino al parco. Con lingua fuori e piccole nuvolette che uscivano a ricordare il freddo dell’inverno.

Girò a sinistra, schivando miracolosamente un’auto che frenò all’ultimo fra gli insulti del gruidatore.

Lasciò un nuovo segno del suo passaggio sul pilone del cancello, entrò nel Parco e cominciò a spaventare i piccioni ma gli sembrò un divertimento da poco, così solo. Osservò alcune persone sedute sulla panchina e si avvicinò. Il vecchio Puskin, il cacciatore, lo chiamò e gli fece due carezze fra le orecchie. Duke allungò la testa e si lasciò grattare, aveva bisogno di una mano amica. Puskin aveva l’odore dei boschi, dei funghi, delle pallottole e dei cinghiali. Duke, seduto sulle zampe posteriori all’improvviso abbaiò tre volte, poi si mise in posizione di attacco e ringhiò verso l’amico del suo padrone. L’uomo dapprima fu stupito, poi impaurito, cercò di allontanarlo, dicendo agli amici che i cani sono come gli uomini, soffrono. Duke ringhiò ancora, l’odore di polvere da sparo era troppo forte, troppo simile a quella che aveva annusato il giorno dell’incidente nel bosco, sul petto sanguinante del padrone.

Lui, il vecchio aveva sparato, ma Duke non poteva dirlo a nessuno. Abbaiò un paio di volte e digrignò i denti.

I vecchietti iniziarono a parlare della sfortuna e della storia triste della famiglia di Marta, nipote e nonno all’ospedale.

Il cane abbaiò ancora all’uomo avvolto nel cappotto nero, che a stento nascondeva i pantaloni mimetici. Puskin lo mandò ancora via, e visto che non servì, fu lui ad andarsene in fretta. Solo allora Duke smise il suo abbaiare disperato e si accucciò per calmarsi, triste.

Alzò il muso e vide il palazzo bianco di fronte al Parco. Il suo padrone era entrato lì, con l’odore del sangue appiccicato addosso. Aveva tentato di seguirlo, inutilmente.

Attese ancora qualche minuto, quindi riprese il cammino fino al palo del cartello “Ospedale”.

Fu distratto da scoppi ossessivi, rumori violenti che laceravano il suo delicato udito, che a volte gli facevano perdere l’orizzonte. Guaì.

I ragazzini riconobbero Duke, il favoloso Duke, il cane di Nicola. Smisero di scoppiettare i petardi e gli fecero festa. Dike abbaio due volte e si allontanò.

Il cane trotterellò fino all’entrata dell’Ospedale, attese che nessuno passasse ed entrò.

Pasquale, il guardiano lo riconobbe. Lo chiamò e dopo due coccole lo spinse verso l’uscita.

Duke varcò la porta e si sedette, ma nel caos creato dai petardi dei bambini si infilò nell’ospedale e si sedette davanti alla stanza del suo padrone.

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Ma le armi si comprano al supermercato?

E notizia di ieri che hanno arrestato quattro italiani venditori di armi in Libia. Probabilmente freelance, visto che li hanno arrestati, <altrimenti non ne parlavano nemmeno. Oppure come nel caso di Ilaria Alpi i media l’avrebbero tenuta lunga  e riempito le pagine di false piste. Ciò che mi chiedo è ma dove si compra un elicottero da guerra, venduto come autoambulanza? Si sa che c’è una fiera delle armi annuale, ma non credo che chiunque possa tornare a csa con un kalashnikov. Poi cercando come si scrive è venuta fuori la scritta Kalashnicov prezzi. Sì forse si comptra al supermercato. Ma noi non siamo in USA !

E il romanzo non piace?

Una persona che conosco, amica? non so, aveva accettato di leggere un mio romanzo e fare un poco di editing, visto che lei si vanta sempre di saperlo fare. La storia di questo romanzo è, direi, travagliata. Scritto degli anni 2000, dato ad una agenzia per fare l’editing , pasticciato il tutto e quindi ritirato, rimesso nel cassetto, nuovamente proposto a due persone  che non hanno finito di leggerlo. Quindi ne deduco che è bruttissimo. Forse noiosissimo, forse inaccettabile. Sono solo io che amo le storie dei senza storia? Mah!

La mia amica mi da appuntamento per bel quattro volte. Io ogni volta mi preparo piena di entusiasmo, anche con l’idea che non piaccia, sia orribile. Ma sono adulta e in grado di affrontare le sfide della vita, che se fossero solo queste, sarei a posto. Ogni volta si rimanda quasi all’ultimo. La prima volta per causa mia, lo ammetto, le altre per problemi vari suoi. Quindi le ho chiesto al telefono, mezz’ora prima di partire da casa, se è così orribile, come intuisco. Ma no, mi piace ma si vede che è ancora grezzo, che non è un romanzo, queste sono le bozze. E che allora l’agenzia che ha fatto? Non risponde e io che non amo gli scontri le dico di stare tranquilla che lo riprendo in mano, poi vedrò.

Il problema di fondo è che io a questa storia o meglio alla motivazione delle storia ci credo, sono convinta che possa piacere, ma un romanzo storico deve avere delle caratteristiche particolari e non sempre piace  a tutti.

Proverò di nuovo  a metterci le mani, forse a riscrivere alcuni capitoli, a rivedere le correzioni della agenzia e umilmente ripartirò. Ma lo voglio vedere finito prima o poi!

Ho anche deciso che non chiederò mai più a qualcuno di leggere qualcosa di mio, primo perché i tempi sono infiniti, secondo se non piace non riescono  a dirlo!

Dicono che se proprio non si riesce a pubblicare è bene farlo sul blog. Mah! Non sono sicura che sia una buona strada.