Categoria: Letterature

Troppo sangue oggi.

Oggi la cronaca di un delitto “incomprensibile”. Allucinante. Come se l’uomo fosse diviso in tante sottospecie e potesse uccidere, guardare la partita, gioire, tornare a casa indenne. Un caso di pazzia assoluta o un nuovo individuo?

Questo è quello che sappiamo, che ci hanno raccontato. Ma la realtà sarà così o dietro questa storia c’è altro?  E’ così assurdo il tutto che non si riesce nemmeno  pensare.

Hanno anche trovato (?) un altro assassino. Dopo tre anni di indagini attraverso  il DNA. Anche qui sangue innocente.

Sangue italiano,  donne, ragazze, bambini italiani.  Assassini italiani. Cultura maschilista, della violenza italiana,

Dove sono le voci dei difensori della famiglia, contro tutto quello che la disintegra?

Perché nessuno leva la sua voce contro questi uomini? Forse è più comodo pensare che sia un matto, incapace di intendere e di volere. Volere che cosa?

Prima una moglie, dei figli, una casa, il cliché dell’uomo arrivato. Poi l’azzeramento del passato attraverso la morte. Un tasto alt-canc che non esiste. E alla fine che cosa resta? un mucchio di parole, che saranno sommerse da altro sangue, domani o dopodomani.

E una parola anche per coloro che hanno accompagnato questi uomini nelle ultime ore. Tormenti dell’anma per non aver sa puto distinguere la pazzia o illusione di  “normalità”?  Perché nessuno riesce a decifrare i cambiamenti in modo utile per evitar questi drammi?

Ci si incontra, ci si perde

Il periodo dell’anno più brutto per gli addii è questo. Non che salutarsi perché la vita ci porta per altre strade sia più facile a Natale, anzi, ma in questo periodo c’è gente che va via, e mi lascia qui, a riflettere sul senso degli incontri.

Sabato scorso ho salutato alcune persone che non lo sanno, ma con cui avevo ancora qualche cosa in sospeso. L’occasione è stato un Concerto. Io fra la folla non vedevo nessuno, ma sapevo che erano lì, con gli strumenti e le loro voci per volare lontano, andarsene per sempre felici. Ho pianto, lo ammetto, ma sono stata contenta della profonda emozione perché ho avuto il modo di chiudere un periodo della mia vita in cui anche loro facevano parte.

Dopo l’estate un paio di persone che stimo andranno in pensione, altre che stimo ugualmente andranno altrove. Ci sarà un bel vuoto a settembre. E ci sarà la fatica di riallacciare rapporti , di tessere tele e amicizie, condivisioni e vincere la diffidenza che, specialmente fra noi adulti, ci limita.

Altre volte ritornano e io rimango senza fiato, perché pensavo che non li avrei mai più rivisti. Perché ogni volta mi rimane un retrogusto di pensieri non espressi, domande senza risposta che non ho mai fatto. E forse farle ore è tardi, sbagliato o inutile. Meglio godere del momento  e basta.

Ho tagliato anche con un paio di gruppi o meglio con uno ho tagliato, con un altro sto tagliando. Sono lenta a maturare certi concetti, anche perché non è facile, oltre rispondere alla domanda ci sto bene , non ci sto bene. A che cosa mi è servito conoscere e frequentare?

Tagliare con le cesoie per rinascere altrove? Penso sia così. Chissà dove andrò?  Tutto in senso metafisico, perché per ora non ci muove, grazie alla Fornero. In ogni caso un abbraccio a tutte le persone che usciranno dalla mia vita e grazie per la compagna che mi hanno fatto. Ma sia chiaro, se ci ritroviamo è come non se ne fossero mai andati!

Dedico a loro un brano musicale creato, e scusate se è poco, perché  è una ragazza, da una di queste persone, andate lontano e tornate.  E poi chissà.

 

 

Rita Atria, testimone di giustizia

Rita è un nome femminile molto diffuso. Deriva da Margherita.  Famossime:  Rita Hawword,  (un mio mito) Rita Levi Montalcini ( altro mito) fino a Rita Pavone . E altre. La santa da cui il nome si chiama Rita da Cascia, la santa dei miracoli impossibili di cui ho già scritto.

Ora invece vorrei ricordare una Rita molto meno famosa, molto meno ricordata, ma come donna ugualmente importante. http://it.wikipedia.org/wiki/Rita_Atria

Nel 1985, all’età di undici anni Rita Atria perde il padre Vito Atria, mafioso della locale cosca ucciso in un agguato.

Alla morte del padre Rita si lega ancora di più al fratello Nicola ed alla cognata Piera Aiello. Da Nicola, anch’egli mafioso, Rita raccoglie le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna. Nel giugno 1991 Nicola Atria venne ucciso e sua moglie Piera Aiello, che era presente all’omicidio del marito, denuncia i due assassini e collabora con la polizia[2].

Rita Atria, a soli 17 anni, nel novembre 1991, decide di seguire le orme della cognata, cercando, nella magistratura, giustizia per quegli omicidi. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni fu il giudice Paolo Borsellino (all’epoca procuratore di Marsala), al quale si legò come ad un padre. Le deposizioni di Rita e di Piera, unitamente ad altre testimonianze, permisero di arrestare numerosi mafiosi di Partanna, Sciacca e Marsala e di avviare un’indagine sull’onorevole democristiano Vincenzino Culicchia, per trent’anni sindaco di Partanna[3][4].

Una settimana dopo la strage di via d’Amelio, Rita Atria si uccise a Roma, dove viveva in segreto, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo di viale Amelia, 23.

Rita Atria per molti rappresenta un’eroina, per la sua capacità di rinunciare a tutto, finanche agli affetti della madre (che la ripudiò e che dopo la sua morte distrusse la lapide a martellate), per inseguire un ideale di giustizia attraverso un percorso di crescita interiore che la porterà dal desiderio di vendetta al desiderio di una vera giustizia. Rita (così come Piera Aiello) non era una pentita di mafia: non aveva infatti mai commesso alcun reato di cui pentirsi. Correttamente ci si riferisce a lei come testimone di giustizia, figura questa che è stata legislativamente riconosciuta con la legge 45 del 13 febbraio 2001[5].

Perché ricordare Rita Atria? perché anche lei , nel suo piccolo ha fatto cose impossibili, rinunciando, per esempio, all’affetto della madre.  Anche queste persone, che vivono seguendo un ideale sono importanti e di esempio. Non solo quelle più famose. Auguri e rose profumate.

La Nigeria, il mondo e le ragazze – prima parte

La storia di queste ragazze rapite di notte nei convitti delle scuole non mi è chiara. O meglio mi è chiara la situazione, è il silenzio che ci sta attorno che non mi è chiaro.  Non basta che Michel Obama abbia tenuto il discorso alla Nazione e che abbia ripreso una campagna per sensibilizzare il mondo. No, è il silenzio del resto del mondo. Sembra che tutti stiano a guardare, come se non si sapesse bene come agire.  Pare che nel frattempo  le ragazze  siano state convertire all’Islam. Poi forse saranno vendute , più probabilmente saranno sposate, secondo il vecchissimo copione dello stupro dei popoli. Scava scava si scopre che la Nigeria è una nazione ricchissima, il sottosuolo è pieno di petrolio, diamanti, uranio, colzan. Ma è diviso in due parti, una cattolica a sud e mussulmana a nord.  Quindi noi ci troviamo con la tratta degli schiavi che arrivano dalla Nigeria tramite  i gommoni ma anche ricchezze in varie forme: petrolio, diamanti per l’industria, colzan per i cellulari, legno per i mobili. Nulla di più normale mantenere i commerci e  se non c’è una poderosa campagna contro i ribelli che hanno rapito le ragazze, pazienza!. Un bel intreccio fra economia, diritti umani e religione. In fondo sono solo ragazze nigeriane, perché scatenare una guerra economica, penseranno all’Enel. Il fatto che tutta questa operazione l’abbiano portata a termine un gruppo di terroristi balordi non vuol dire nulla, anzi delle due peggiora le cose. Nella foresta sono padroni loro. Non so che cosa accadrà alle ragazze,  spero le salvino, perché a volte la vita può essere un inferno peggiore della morte, ma è certo che tutta questa situazione vede le donne di nuovo ributtate nell’arcaica predominanza maschile. Le  nigeriane non andranno più a scuola, non andranno più nei convitti e lasceranno agli uomini, come sempre, il comando e il governo. E il mondo, fra qualche giorno avrà già dimenticato. Mi viene un lampo pensando che le foto di protesta e sensibilizzazione sono scattate con gli stessi strumenti che sfruttano le ricchezze della Nigeria! Un articolo di un missionario comboniano, di prima mano anche se di qualche giorno fa. http://blog.vita.it/africana/2014/05/07/nigeria-continua-a-scorrere-sangue-innocente/

Un augurio per le ragazze

Da Agota Kristof a Elena Ferrante, letture

Ultimamente scrivo pochissimo, leggo molto di più. Ho scoperto Elena Ferrante e ho  terminato l’ultimo libro in un baleno. Mi piace la scrittura fitta e concentrata, ma ricca di significati.

Sono andata in giro  a cercare gli altri volumi della serie L’amica geniale. Non c’erano. Forse li troverò in biblioteca. Meglio, anche se a me i libri piace possederli, tenerli nello scaffale a vista, a volte posare gli occhi e pensare che quella era una bella storia scritta bene. Io non riesco più a scrivere. Mi sembra una attività senza senso, faticare tanto e alla fine essere sommersa da altri autori, altre storie, altre critiche. Nelle librerie e nelle biblioteche ci sono migliaia di autori letti e non e in giro ci sono solo titoli da leggere, volendo, come i detersivi o le acque minerali. Prodotti. Mi viene da pensare che forse non ho più nulla da dire, o meglio che quello che ho da dire è così personale  che non voglio dividerlo con nessuno. Fondamentalmente non ho più voglia di mettermi in discussione, di offrirmi alle critiche e anche agli apprezzamenti. Intanto leggo bravi autori e devo dire che mi diverto. Ultimi titoli:

La mia famiglia e altri animali, ( lo consiglio vivamente agli amanti della natura),

Storia di chi fugge e e di chi resta, ( Elena Ferrante)

L’analfabeta ( Agota Kristof)

Il Paradiso è altrove ( Mario Vargas Llosa)

Inizierò a leggere

Memoria del fuoco ( Galeano, 1 parte di tre).

 

 

25 aprile, oltre

Domani sarà la Giornata della Resistenza. Si ricorda, si celebra, si festeggia. Ne vorrei parlare in modo diverso: parlando delle donne durante e dopo la guerra, le due guerre.

Durante la seconda guerra mondiale le donne si sono sostituite agli uomini, mandati a combattere o nascosti nelle montagne  per contrastare i fascisti  e i nazisti.  Le donne, vestite nelle tute o nelle divise hanno occupato tutti i posti liberi nelle fabbriche e nelle amministrazioni pubbliche. Le donne hanno fatto orti nelle città dove  c’era spazio per dare da mangiare ai bambini e gli anziani. Le donne si sono occupate di tutto, riuscendo in un’impresa che sembrava impossibile ai più : sopravvivere. Hanno dimostrato, se mai se ne fosse stato bisogno, che potevano andare  avanti anche senza uomini, in modo indipendente e se vogliamo creativo. Cosa c’è di più creativo di cercare ogni giorno di superare le paure e i drammi della guerra senza impazzire? Al giorno d’oggi ci sono molti popoli in guerra, e  forse le guerre moderne sono molto più devastanti, radono al suolo tutto quanto, case , società civile  e vita.  La guerra è la guerra, distrugge senza lasciare scampo, se non a coloro che possono andarsene altrove. Le donne, in Italia , hanno fatto la Resistenza anche con le biciclette, portando messaggi, nascondendo uomini, combattendo anche loro accanto agli uomini.  Forse si è quasi sfiorata la parità dei sessi, forse. Dopo la guerra tutto è tornato come prima : le donne a casa a fare l’angelo del focolare, gli uomini a lavorare, per costruire e rimettere in piedi la società. Poi le cose sono degenerate : bisognava ricostruire la società a immagine somiglianza di quella precedente, con le donne  a occuparsi della famiglia, degli anziani, attorniate da elettrodomestici sempre più lucenti.  Tutta l’energia femminile è stata convogliata in poche cose : elettrodomestici, attenzione esasperata per il fisico, dipendenza dalla televisione.  Tanto che l’Italia ha una occupazione femminile al minimo, ha pochissimi asili nido, e le libertà individuali si stanno sciogliendo al sole dietro la spinta della Chiesa. Di nuovo Madonne, di nuovo Sante?  Certamente meno valorizzate come persone e spesso picchiate e uccise da chi le ritiene una proprietà. Si potrebbe iniziare una nuova Resistenza delle donne.

Sento già le critiche ai miei pensieri, per tutti gli uomini, eroi , che hanno lottato per liberarci dal nemico. Vero, ma pure vero che dopo, immediatamente dopo tutto è tornato come prima Un film americano molto istruttivo in questo senso: La donna pertefetta

 

La donna perfetta

Pasqua

Da piccola portavo il cestino di uova in parrocchia, a farle benedire. Poi a casa le decoravo con i colori a tempera. E il giorno di Pasqua si mangiavano, come un cibo pieno di energia e futuro. L’uovo è il futuro pulcino, la futura gallina, altre uova. Si rinnova anche lui. Ora ho perso questa abitudine; della Pasqua ho tenuto il significato più profondo: il rinnovamento, la rinascita della natura e della vita, la Primavera che porta frutti,semi, e cuccioli. Il significato che sempre tutta l’umanità ha dato a questo periodo dell’anno, in cui si esce dal freddo ( anche se per ora è ancora tanto) e si vedono le piante germogliare e crescere. Forse sono frasi banali, risapute, ma credo che ricordare ogni tanto quanto dobbiamo alle stagioni e alla Terra sia fondamentale. Sono preoccupanti l notizie che arrivano dagli scienziati: se non la smettiamo di inquinare e di usare il petrolio finiremo presto di apprezzare la terra, i fiori , gli animali. E non avremo più tempo per rimediare.

In ogni caso auguri  a  tutti nella speranza che sappiate apprezzare i doni. E conservarli, possibilmente.pasqua

 

Incontri

Che dire : ci sono rimasta di sasso, con il fiato sospeso. Il racconto della persona che ho avuto davanti è stato  tremendo, in discesa, una discesa sociale senza freni, allo sbaraglio. Non la vedevo da mesi, nemmeno incontri fugaci al bar per il caffè o in pasticceria. In pasticceria vado poco, non stravedo per i dolci, e lì ci sono quelli e meravigliosi cioccolatini che mangerei a mani piene, ma evito. Io evito molte cose: la neve, la guida sul bagnato, i bagni pubblici, se posso, i dolci, i vestiti troppo scoperti e leggeri, il fegato, che mi fa orrore, troppo sciroppo di fegato di merluzzo da piccola, la cioccolata, a volte mi concedo quella fondente al 90 % nell’illusione che non mi faccia male, e la varechina. Ma non la incontravo nemmeno prima, e io pensavo che avesse una vita normale, i turni, i film, le sigarette e la voglia di girare con le amiche. Invece.

L’ho incontrata per strada, un ciao come stai e lei una cascata di parole senza fine, la sua vita stesa sul marciapiede, calpestata da mille ingiurie. Ho trattenuto il respiro, le avevo appena raccontato dei miei problemi con il lavoro, lavoro che lei non trova da mesi, troppo vecchia e troppo stanca. Anche se in realtà non lo è, ma la vita al limite economico ti porta fatiche insormontabili. Per la prima volta qualcuno mi ha raccontato del suo peregrinare per il lavoro, il cibo, e una casa meno costosa.  Solitamente chi lo fa non lo dice, nasconde dietro vaghe parole il vuoto e la paura del futuro. E io mi sono sentita impotente, senza possibilità di aiutarla in alcun modo, perché un mio aiuto saltuario forse sarebbe solo carità, e lei non vuole la carità. Vuole una soluzione ai suoi problemi. Mi sono sentita in difficoltà per averle parlato  dei miei problemi, della mia vita, che la momento scorre. Lei mi ha risposto che ognuno ha la sua di storie, è vero, e le storie sono fatte anche di scelte, aggiungo io. Ma questa crisi così forte non l’ha scelta nessuno e questi drammi sono il risultato di scelte altrui, teppe tasse, troppe chiusure di industrie , troppe chiacchiere dei politici.

Ho visto il film “Le ceneri di Angela” ambientato in Irlanda all’inizio del 1900, fra bambini poverissimi e una vita di stenti che strappa la salute e il respiro. Un bel quadro della miseria e di quello che fa fare la miseria. Ho pensato che la realtà di adesso, per molti non è tanto diversa. Non hanno ancora abiti stracciati e  case distrutte, ma il contenuto è uguale. tengono le luci spente e il riscaldamento spento, mangiano alla mensa dei poveri e non pagano gli affitti.

Ha continuato a  protestare, lamentarsi, sempre più incattivita e io sono rimasta zitta, senza parole.  Poi ha ricevuto una telefonata e si è messa  davanti a una vetrina a parlare sottovoce. Sono scivolata lontano, non sapendo come salutarla, perché tutte le parole mi sono inutili.  Che cosa si può dire a chi sta scivolando nell’oblio e non può essere aiutato?

Nel 2014…

Ho una lista lunga tre metri per quello che dovrei fare nel 2014.  Mi sa che rimarrà lunga!  La vita non cambia dall’oggi al domani, ci vuole volontà e allenamento, capacità che io, al momento non ho. Voglio riposarmi, rilassarmi, fare quello che mi piace, lavorare al minimo, leggere, ascoltare musica, fare la maglia o l’uncinetto, uscire con le mie amiche. Dimenticavo scrivere, scrivere, scrivere.

Già questa è una lista, che se volessi proprio rispettarla sarei felicissima. Lo so che il mio italiano è scorretto, ma lo faccio con intenzione, vorrei mettere le virgole e i verbi dove e come piace a me, non come secondo le grammatiche o la logica. Liberi. A volte il desiderio di libertà è così forte che sembro una bambina. Invece…quanta esperienza dietro l’apparenza!

Ebbene sarà un 2014 come vuol lui, pazienza. L’impostante è partire con la voglia di percorrerlo tutto, fino al 2015, 16, 17, e oltre. Tutti i buoni pensieri per le vite degli altri, i profughi, gli ammalati, i disperati, i disoccupati eccetera, li lascio nella mia mente, ormai a dirlo sembra quasi una litania ripetuta e senza senso. In fondo che fa! Basta dare due euro  al cellulare e la coscienza è a posto. No, facciamo cose più concrete, ma non so quali. A domani, il 2 gennaio, il giorno  della mia prima nascita.