Categoria: emozioni

Ancora Quota 96

L’economia dello Stato funziona su binari che non conosco, e forse, non li conoscono nemmeno i ministri o i commissari delle Finanze. Hanno bocciato ancora una volta la proposta di legge di mandare in pensione i 4000 della Quota 96, personale della scuola che avrebbe avuto il diritto di andare in pensione nel 2012 con il vecchio sistema, perché nella scuola si smette a settembre, non a dicembre come tutti gli altri settori. A  parte il fatto che ci hanno dato 6 anni di lavoro in più obbligatori, come agli altri nati nel 1952, a parte che i docenti italiani sono i più vecchi d’Europa, resta il fatto di un diritto leso. Ciò che non capisco è perché ci vogliano tenere qui  a forza, quando in pensione costeremmo di meno allo stato e libereremmo posti per i giovani. Non capisco il perché di questa ostinazione , noi  incavolati e sfiduciati, quindi meno produttivi, a forza. Cerco di pensare alle ragioni loro, perché le mie, per voler andar in pensione le conosco dal 2011, da molto prima che la Fornero decapitasse le mie speranze.

1) Effettivamente non ci sono soldi. Ma vendere un paio di F35 potrebbe aiutare?

2) Tutti i quota 96 degli altri comparti statali stano premendo per avere lo stesso trattamento di quelli della scuola, cioè di andare in pensione, quindi le lobby degli altri comparti sono più forti di quelle della scuola ( su questo non ho dubbi!)

3) Non interessa a nessuno lasciare liberi 4000 posti per i giovani. Meglio fare dei grandi annunci sulle assunzioni dei precari piuttosto che risolvere veramente un poco di problema.

5) Ci sono  85000 mila esuberi nello Stato, quindi dopo averli messi  in mobilità li licenziano,e noi se non siamo lì poco ci manca.

Ultima considerazione : il nuovo ministro italiano , il giovane Renzi non è per nulla diverso da Monti o dalla Fornero, è solo più moderno, con le slide, i twitt giornalieri al mondo, le conferenze come venditore di fumo.

Italiani stiamo attenti, è andato su solo per arginare Grillo, e fare le riforme che erano già state decise. Vorrei sbagliarmi, ma non posso. E qui ci scappa una parolaccia, ma non la scrivo.

Incontri

Che dire : ci sono rimasta di sasso, con il fiato sospeso. Il racconto della persona che ho avuto davanti è stato  tremendo, in discesa, una discesa sociale senza freni, allo sbaraglio. Non la vedevo da mesi, nemmeno incontri fugaci al bar per il caffè o in pasticceria. In pasticceria vado poco, non stravedo per i dolci, e lì ci sono quelli e meravigliosi cioccolatini che mangerei a mani piene, ma evito. Io evito molte cose: la neve, la guida sul bagnato, i bagni pubblici, se posso, i dolci, i vestiti troppo scoperti e leggeri, il fegato, che mi fa orrore, troppo sciroppo di fegato di merluzzo da piccola, la cioccolata, a volte mi concedo quella fondente al 90 % nell’illusione che non mi faccia male, e la varechina. Ma non la incontravo nemmeno prima, e io pensavo che avesse una vita normale, i turni, i film, le sigarette e la voglia di girare con le amiche. Invece.

L’ho incontrata per strada, un ciao come stai e lei una cascata di parole senza fine, la sua vita stesa sul marciapiede, calpestata da mille ingiurie. Ho trattenuto il respiro, le avevo appena raccontato dei miei problemi con il lavoro, lavoro che lei non trova da mesi, troppo vecchia e troppo stanca. Anche se in realtà non lo è, ma la vita al limite economico ti porta fatiche insormontabili. Per la prima volta qualcuno mi ha raccontato del suo peregrinare per il lavoro, il cibo, e una casa meno costosa.  Solitamente chi lo fa non lo dice, nasconde dietro vaghe parole il vuoto e la paura del futuro. E io mi sono sentita impotente, senza possibilità di aiutarla in alcun modo, perché un mio aiuto saltuario forse sarebbe solo carità, e lei non vuole la carità. Vuole una soluzione ai suoi problemi. Mi sono sentita in difficoltà per averle parlato  dei miei problemi, della mia vita, che la momento scorre. Lei mi ha risposto che ognuno ha la sua di storie, è vero, e le storie sono fatte anche di scelte, aggiungo io. Ma questa crisi così forte non l’ha scelta nessuno e questi drammi sono il risultato di scelte altrui, teppe tasse, troppe chiusure di industrie , troppe chiacchiere dei politici.

Ho visto il film “Le ceneri di Angela” ambientato in Irlanda all’inizio del 1900, fra bambini poverissimi e una vita di stenti che strappa la salute e il respiro. Un bel quadro della miseria e di quello che fa fare la miseria. Ho pensato che la realtà di adesso, per molti non è tanto diversa. Non hanno ancora abiti stracciati e  case distrutte, ma il contenuto è uguale. tengono le luci spente e il riscaldamento spento, mangiano alla mensa dei poveri e non pagano gli affitti.

Ha continuato a  protestare, lamentarsi, sempre più incattivita e io sono rimasta zitta, senza parole.  Poi ha ricevuto una telefonata e si è messa  davanti a una vetrina a parlare sottovoce. Sono scivolata lontano, non sapendo come salutarla, perché tutte le parole mi sono inutili.  Che cosa si può dire a chi sta scivolando nell’oblio e non può essere aiutato?