Ethan in balia di un veterano del Vietnam, il Babbo Natale in tuta mimetica

Ethan ha problemi già di suo, è autistico, ma sa benissimo la differenza che c’è fra lo stare a casa con i genitori e in balia di un veterano del Vietnam. Lo ha rapito dallo scuola bus e a sei anni non puoi certo ribellarti a uno che si presenta come Babbo Natale, ma ha tante armi da tenersi lontano da tutti. Il piccolo Ethan ora rimane nascosto del bunker, lontano dagli affetti, in mano a uno psicopatico. Forse non conosce i rischi che corre, sa solo che la mamma non c’è a salvarlo come sempre, né il babbo può aiutarlo. Lo hanno abbandonato, loro malgrado. Ora l’unico da cui dipende il piccolo è questo Babbo Natale  con la tuta mimetica, anziché il costume rosso e bianco. Ma ormai siamo a carnevale e i costumi cambiano. Hanno mandato i colori per disegnare. Un regalo dai poliziotti che là fuori tengono sotto controllo il bunker dove il veterano si è barricato. Ethan disegna draghi che lanciano fiamme, brutti, neri, con denti affilatissimi e lunghi. Non riesce a ricordare un  fiore, un gatto o un coniglio. Solo draghi pericolosi, neri che buttano fuoco contro il piccolo bambino che lo guarda stupito.

Il veterano lo guarda ogni tanto, gli apre scatolette tre volte al giorno.  A Ethan fanno schifo, odia i cibi in scatola, gli ricordano una vacanza in campeggio finita malissimo, quando lui è scivolato nel fiume ed è quasi annegato. Ma non dice niente. Trangugia con gli occhi bassi spaghetti alla bolognese in scatola e zuppa di cipolle freddi, perché un vero soldato mangia quello che c’è. Preferirebbe un panino con burro di arachidi, sa che c’è ma non osa chiedere. Babbo natale è nervoso e risponde male, anzi a volte lo strattona e allora Ethan piange, disperato. Chi lo salverà da Babbo Natale con la tuta mimetica?

Il veterano osserva il piccolo con tenerezza. A volte si rende conto del grave trauma che avrà per tutta la vita ma lo infastidisce il suo non rispondere, il suo guardare altrove ogni volta che gli  rivolge la parola. Questo bambino non potrà tenergli compagnia, potrà solo impedire ai federali di entrare nel bunker e catturarlo. Anche lui, in Vietnam è stato in balia dei Vietcong, prigioniero senza capire una parola e senza potersi difendere. Perché era lì? Lo avevano mandato per forza e lui aveva accettato, perché stracciare la cartolina significava andare in prigione. Ora è tutto cambiato, non ci sono Vietcong, ma nemici che vogliono portare via la sua libertà. Ricarica il fucile e aspetta, mentre Ethan si masconde sempre più nel suo angolo e disegna un drago tutto rosso e scrive di fianco: Ethan.

Ethan auguri. vedrai che ti salvano presto.

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4 thoughts on “Ethan in balia di un veterano del Vietnam, il Babbo Natale in tuta mimetica

  1. Potrebbe essere un racconto, o l’abbozzo per la sceneggiatura di un film (e, se “vinceranno i poliziotti”, uccidendo il “mostro” e salvando la piccola vittima,magari gli americani un film lo realizzeranno pure). Purtroppo è un tremendo fatto di cronaca. Ancora una volta ci si chiede perché un uomo affetto da evidenti disturbi psichici sia in possesso di armi. Dopo tanto tempo si torna a parlare di reduci dal Vietnam, e degli effetti devastanti che ebbero su di loro quella guerra vergognosa (che poi lo sono tutte le guerre, vergognose) e l”accoglienza che ebbero al loro ritorno in patria.
    Una storia americana, o forse solo una storia di questi tempi, che potrebbe avvenire ovunque: la rabbia, la frustrazione, il desiderio di rivalsa per una vita che ha tradito ogni aspettativa, albergano in molti, e se c’è chi riesce a contenerli o a elaborarli in maniera costruttiva, ci sarà sempre qualcuno che li farà esplodere, seminando vittime.
    Mi auguro che il piccolo Ethan ritorni al più presto fra le braccia dei suoi genitori. Anche se gli effetti di questo sequestro lo segneranno per sempre.

    • Grazie Milvia di questa bella notizia! Quando si tratta di bambini io mi ammorbidisco come uno stuoino e questo caso è veramente orribile, non esiste una altro vocabolo per definirlo. Il veterano spero stia in galera per sempre. Non poteva prendere un adulto, se proprio proprio? Ciao E grazie!

  2. Davvero la realtà riesce molto spesso a superare la fantasia. Come dice Milvia sembrerebbe il soggetto per un racconto originalissimo e molto significativo, che magari poi non finisse bene come invece, in questo caso, grazie al cielo è andata.
    Il problema dell’autismo infantile, ho appreso di recente, ha assunto dimensioni epidemiologiche: un altro frutto, evidentemente, della nostra distorta civiltà e finto progresso.

    Un salutone.

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